Cos’è il prolasso rettale
Immagina di sentire qualcosa che fuoriesce dall’ano durante l’evacuazione o anche spontaneamente. È una sensazione strana e preoccupante: potrebbe trattarsi di un prolasso rettale, una condizione in cui il retto scivola verso l’esterno attraverso l’ano. Non è pericoloso di per sé, ma può compromettere molto la qualità della vita.
Il prolasso rettale è più comune nelle donne anziane, ma può capitare anche agli uomini e, raramente, ai bambini. La diagnosi si fa solitamente con una visita: il proctologo vede direttamente cosa succede quando spingi come per evacuare. La buona notizia è che oggi esistono diversi interventi chirurgici efficaci per risolvere il problema.
All’inizio il prolasso si manifesta solo durante l’evacuazione: senti qualcosa che esce ma poi rientra da solo. Con il tempo peggiora: comincia a uscire quando tossisci, starnutisci, sollevi pesi, o addirittura stando semplicemente in piedi. Nei casi avanzati, il prolasso è permanente e non rientra più nemmeno spingendo con le mani. I sintomi includono perdite di muco o di feci (incontinenza fecale), sensazione di svuotamento incompleto, necessità di spingere il prolasso manualmente per evacuare e sanguinamento. Molti lamentano un senso di peso pelvico che peggiora durante il giorno. L’incontinenza si verifica perché il prolasso stira e danneggia gli sfinteri anali, compromettendo la capacità di trattenere gas e feci.
Cosa causa il prolasso rettale
Il prolasso rettale è causato dall’indebolimento dei tessuti e dei muscoli che sostengono il retto. Gli sforzi eccessivi cronici durante l’evacuazione per anni, la stitichezza ostinata, i parti vaginali multipli, la tosse cronica: tutto contribuisce a indebolire progressivamente le strutture di supporto.
L’età è un fattore importante: con gli anni i tessuti perdono elasticità e tono. Le donne sono più colpite perché il parto può danneggiare il pavimento pelvico. Alcune condizioni neurologiche o malformazioni congenite possono predisporre al prolasso. Anche il prolasso di altri organi pelvici, come vescica e utero, si associa spesso al prolasso rettale.
L’intervento chirurgico
Se il prolasso è lieve, specialmente negli anziani fragili, si può provare un approccio conservativo: regolarizzare l’intestino con fibre e acqua, evitare sforzi, fare esercizi per rinforzare il pavimento pelvico. Ma siamo onesti: nella maggior parte dei casi il prolasso rettale completo richiede la chirurgia per risolversi davvero.
Esistono due approcci chirurgici principali: dalla pancia (via addominale) o dal basso (via perineale). La scelta dipende dall’età, dalle condizioni generali di salute, dalla gravità del prolasso.
L’approccio addominale, oggi fatto spesso in laparoscopia, consiste nel fissare il retto al sacro (rettopessi), attraverso l’utilizzo di un rete per rinforzare. È l’intervento più efficace con tassi di recidiva bassi, ma richiede anestesia generale e un recupero un po’ più lungo. È la scelta migliore per pazienti giovani e in buona salute.
L’approccio perineale è invece meno invasivo, in quanto si opera dalla zona anale. Si può fare la procedura di Delorme, per cui si toglie solo la mucosa prolassata o l’Altemeier, con la quale si rimuove il tratto di retto prolassato. Questi interventi si fanno con anestesia spinale, sono più veloci, adatti a pazienti anziani o con problemi di salute. Il recupero è rapido ma le recidive sono più frequenti.