Ragadi anali: sintomi, cause e rimedi
Se avverti un dolore lancinante durante e dopo l’evacuazione, come se passassero lame di rasoio, probabilmente hai una ragade anale. È un piccolo taglietto nella mucosa del canale anale che può causare un dolore sproporzionato rispetto alle sue dimensioni. La buona notizia è che si può curare, spesso senza bisogno di chirurgia.
La ragade anale è una delle cause più comuni di dolore anale. Colpisce persone di tutte le età e sesso, anche se è leggermente più frequente nelle donne giovani. La maggior parte delle ragadi guarisce spontaneamente o con terapia medica, ma alcune diventano croniche e richiedono trattamenti più specifici.
Ragade acuta o cronica
La ragade acuta è quella recente, con margini netti e aspetto fresco e di solito guarisce in poche settimane con le cure giuste. La ragade cronica è invece quella che persiste da più di due mesi: i margini sono ispessiti, fibrosi, a volte si formano una papilla interna e una plica cutanea esterna, chiamata marisca sentinella. Queste ragadi fanno più fatica a guarire perché il tessuto è ormai cicatriziale.
La maggior parte delle ragadi si trova nella parte posteriore dell’ano, ma se la ragade è in posizioni atipiche o ce ne sono multiple, bisogna escludere altre condizioni come morbo di Crohn, infezioni o tumori.
Cure mediche e intervento
Per le ragadi che non guariscono con i rimedi casalinghi, esistono creme specifiche che riducono il tono dello sfintere. Se dopo due-tre mesi di terapia medica la ragade non guarisce, si valuta la chirurgia. L’intervento più comune è la sfinterotomia laterale interna: si taglia una piccola parte dello sfintere interno per ridurre permanentemente il tono muscolare. Si fa in day hospital, guarisce nel 90% dei casi, ma c’è un piccolo rischio di incontinenza minore (di solito solo ai gas).
L’intervento dura pochi minuti e il recupero è rapido. Certo, la zona resta sensibile per qualche giorno, ma niente a che vedere con il dolore della ragade. La chiave è mantenere poi feci morbide nelle settimane successive per non stressare la zona operata.