La stipsi, comunemente chiamata stitichezza, non significa semplicemente evacuare poche volte durante la settimana. Può manifestarsi anche con feci dure, difficoltà a espellerle, necessità di spingere a lungo, sensazione di blocco o di evacuazione incompleta.
Quando questi disturbi persistono nel tempo o tendono a ripresentarsi, è importante comprenderne la causa. Non tutte le forme di stipsi sono infatti uguali: in alcune persone prevale un rallentamento del transito intestinale, mentre in altre il problema riguarda soprattutto la fase finale dell’evacuazione.
Questa distinzione è importante perché il trattamento può cambiare in funzione del meccanismo coinvolto. Alimentazione, fibre, attività fisica e farmaci possono essere utili in molti casi, ma non rappresentano assolutamente una soluzione universale. Quando prevalgono sensazione di ostruzione, sforzo prolungato o difficoltà a svuotare completamente il retto, può essere necessario valutare anche il funzionamento della regione ano-rettale e del pavimento pelvico.
Che cos’è la stipsi
La stipsi è un disturbo dell’evacuazione che può presentarsi in modi diversi.
Una persona può evacuare meno frequentemente del solito, ma può anche avere evacuazioni relativamente regolari accompagnate da forte sforzo, feci molto dure o sensazione di incompleto svuotamento.
Per questo la valutazione della stipsi non si basa soltanto sul numero delle evacuazioni. È l’insieme di più elementi, insieme alla loro frequenza e persistenza nel tempo, a consentire un corretto inquadramento del disturbo.
Quando il dolore addominale ricorrente rappresenta invece uno dei sintomi predominanti ed è associato alle modificazioni dell’alvo, il medico può prendere in considerazione anche condizioni differenti dalla stipsi funzionale, come la sindrome dell’intestino irritabile con stipsi.
Stipsi occasionale e stipsi cronica
Un episodio occasionale di stitichezza può verificarsi durante un viaggio, in seguito a un cambiamento dell’alimentazione, in periodi di ridotta attività fisica o quando vengono modificate le normali abitudini quotidiane.
Quando invece i disturbi persistono o si ripresentano per periodi prolungati è necessario considerarne la frequenza, la durata e le caratteristiche complessive.
La stipsi cronica non deve quindi essere interpretata semplicemente come il fatto di non evacuare da alcuni giorni. La diagnosi tiene conto della persistenza di diversi sintomi e richiede di escludere, quando necessario, altre possibili cause.
Quali sono i sintomi della stipsi
La stitichezza può manifestarsi in modo molto diverso da persona a persona.
Il sintomo più intuitivo è una riduzione della frequenza delle evacuazioni, ma non è necessariamente quello predominante.
Alcune persone riescono a evacuare con una certa regolarità, ma devono spingere a lungo oppure hanno costantemente la sensazione che il retto non si sia svuotato del tutto.
Tra le manifestazioni più caratteristiche possono esserci:
- feci dure o frammentate;
- sforzo evacuativo;
- difficoltà nell’espulsione;
- necessità di rimanere a lungo sul WC;
- evacuazione in più momenti;
- sensazione che le feci siano bloccate;
- sensazione di svuotamento incompleto;
- necessità di esercitare pressioni o ricorrere a manovre manuali per facilitare l’evacuazione;
- stimolo evacuativo poco frequente.
Possono associarsi anche gonfiore o fastidio addominale, ma si tratta di sintomi che possono comparire in numerose condizioni e che devono essere valutati nel contesto complessivo.
Perché viene la stitichezza: le principali cause
Le cause della stipsi possono essere numerose e, nella stessa persona, più fattori possono contribuire contemporaneamente.
Alimentazione e abitudini quotidiane
Un’alimentazione con un apporto insufficiente di fibre può contribuire, in alcune persone, alla formazione di feci meno voluminose o più difficili da espellere.
Anche un’idratazione non adeguata alle proprie necessità può incidere sulla consistenza delle feci, soprattutto in presenza di altri fattori predisponenti.
Attività fisica, abitudini quotidiane e tendenza a rimandare frequentemente l’evacuazione possono inoltre influire sulla regolarità intestinale.
Farmaci che possono favorire la stipsi
Alcuni farmaci possono rallentare il transito intestinale o modificare le caratteristiche dell’evacuazione.
Tra le categorie che possono essere associate alla stipsi rientrano, per esempio, alcuni farmaci oppioidi, medicinali con attività anticolinergica, alcuni antidepressivi e determinati integratori contenenti ferro o calcio.
La presenza di stipsi non giustifica però l’interruzione autonoma di una terapia.
Condizioni metaboliche, neurologiche e intestinali
La stipsi può essere secondaria anche ad alcune condizioni metaboliche, endocrine o neurologiche.
In altri casi può essere associata a disturbi funzionali dell’intestino oppure ad alterazioni della regione ano-rettale e del pavimento pelvico.
Stipsi e difficoltà a espellere le feci
Quando una persona riferisce di sentire le feci arrivare nella parte terminale dell’intestino ma di non riuscire a espellerle correttamente, il sintomo merita particolare attenzione.
Sensazione di blocco, sforzo prolungato e incompleto svuotamento possono essere compatibili con una difficoltà evacuativa.
Alcune persone riferiscono anche la necessità di esercitare una pressione nella regione perineale o vaginale oppure di ricorrere ad altre manovre manuali per completare l’evacuazione.
Sono informazioni clinicamente importanti e non devono essere vissute con imbarazzo durante la visita.
Per il proctologo rappresentano elementi utili per comprendere il disturbo e stabilire se siano indicati ulteriori approfondimenti funzionali o anatomici.
Stipsi, rettocele e prolasso rettale
Una difficoltà evacuativa può talvolta associarsi ad alterazioni anatomiche della regione pelvica.
Tra queste possono rientrare rettocele, intussuscezione rettale e alcune forme di prolasso.
Il rettocele consiste in una protrusione della parete del retto, generalmente verso la vagina. Quando è clinicamente significativo può contribuire a una difficoltà di svuotamento e associarsi a sensazione di evacuazione incompleta, sforzo o necessità di manovre manuali.
Anche altre alterazioni della dinamica del pavimento pelvico possono interferire con la normale evacuazione. Per stabilirne il reale significato è necessaria una valutazione clinica, eventualmente integrata da esami funzionali o di imaging.
Stitichezza, emorroidi e ragadi anali
Stipsi e patologie proctologiche possono influenzarsi reciprocamente.
Feci dure e sforzo evacuativo prolungato possono contribuire alla comparsa o al peggioramento dei sintomi delle emorroidi.
In presenza di dolore durante l’evacuazione, come può avvenire con una ragade anale, la persona può invece iniziare a rimandare la defecazione per timore del dolore. Una permanenza più prolungata delle feci nell’intestino può favorirne l’indurimento e rendere ancora più difficile l’evacuazione.
È quindi importante considerare l’intero quadro, soprattutto quando stitichezza e disturbi proctologici sono presenti contemporaneamente.
La comparsa di sanguinamento non deve tuttavia essere attribuita automaticamente alle emorroidi. Il sangue può infatti avere origini differenti e deve essere valutato sulla base dell’anamnesi, dell’esame clinico e, quando necessario, di ulteriori accertamenti.
Quando la stipsi richiede una valutazione medica
Una stipsi occasionale associata a un cambiamento temporaneo delle proprie abitudini può risolversi con il ritorno alla normale routine.
È invece opportuno parlarne con il medico quando il disturbo persiste, peggiora, compare recentemente senza una causa evidente o interferisce in maniera significativa con la vita quotidiana.
Meritano particolare attenzione la presenza di:
- sanguinamento rettale;
- perdita di peso non intenzionale;
- anemia;
- cambiamento recente e persistente delle abitudini intestinali;
- familiarità significativa per tumori del colon-retto;
- altri sintomi o reperti che il medico ritenga meritevoli di approfondimento.
La presenza di uno di questi elementi non significa automaticamente che vi sia una patologia grave, ma può modificare il percorso diagnostico.
Sintomi acuti importanti, come dolore addominale intenso associato a vomito e marcata distensione o impossibilità a eliminare feci e gas, richiedono invece una valutazione medica tempestiva.
Come si arriva alla diagnosi delle cause della stipsi
Il primo passo nella valutazione della stipsi è generalmente una raccolta accurata della storia clinica.
È utile ricostruire:
- da quanto tempo è presente il disturbo;
- frequenza e caratteristiche delle evacuazioni;
- consistenza delle feci;
- presenza di sforzo;
- sensazione di svuotamento incompleto;
- eventuale sensazione di blocco;
- necessità di manovre manuali;
- farmaci assunti;
- abitudini alimentari;
- eventuali patologie associate.
Queste informazioni permettono di orientare il successivo percorso diagnostico e di individuare eventuali cause secondarie.
Visita proctologica ed esplorazione ano-rettale
Quando prevalgono difficoltà nell’espulsione, sensazione di blocco o altri disturbi ano-rettali, la valutazione specialistica può fornire informazioni importanti.
Durante la visita proctologica lo specialista può valutare la presenza di alterazioni locali e, attraverso l’esame della regione ano-rettale e l’esplorazione rettale quando indicata, ottenere elementi utili sul funzionamento della fase evacuativa.
La visita può quindi orientare il sospetto diagnostico, ma non sempre consente da sola di stabilire il meccanismo responsabile della stipsi. Quando necessario, il quadro viene approfondito attraverso esami funzionali specifici.
Quali esami possono essere utilizzati nella stipsi cronica
Non tutte le persone con stipsi devono essere sottoposte agli stessi esami. Gli approfondimenti vengono scelti in base ai sintomi, alla valutazione clinica, alla risposta ai primi trattamenti e all’eventuale sospetto di un disturbo del transito intestinale o della fase evacuativa.
Tra gli esami che possono essere indicati rientrano:
- Manometria anorettale: studia le pressioni e alcuni aspetti della funzione del retto e del canale anale. Può fornire informazioni sulla coordinazione ano-rettale, sulla funzione degli sfinteri e sulla sensibilità rettale ed è utilizzata, insieme ad altri test, quando si sospetta un disturbo funzionale della defecazione.
- Test di espulsione del palloncino: chiamato anche balloon expulsion test, valuta la capacità di espellere dal retto un piccolo palloncino preparato secondo uno specifico protocollo. Può contribuire a individuare una difficoltà evacuativa, ma il risultato deve essere interpretato insieme agli altri elementi clinici e diagnostici.
- Defecografia: permette di osservare dinamicamente ciò che accade nella regione pelvica durante l’evacuazione. Può evidenziare alterazioni anatomiche o funzionali come rettocele, intussuscezione, prolasso e altri disturbi della dinamica evacuativa.
- Studio del transito colico: valuta il movimento del contenuto attraverso il colon e può essere utilizzato per verificare la presenza di un effettivo rallentamento del transito intestinale. I risultati vengono interpretati insieme agli altri esami, perché rallentamento del transito e difficoltà evacuative possono anche coesistere.
- Colonscopia: non viene eseguita automaticamente per la sola presenza di stipsi. Può essere indicata in presenza di specifici elementi clinici, segnali d’allarme o altre ragioni che rendano opportuno esaminare direttamente il colon. Può inoltre essere prescritta nell’ambito degli appropriati percorsi di prevenzione e screening.
La scelta degli esami deve quindi essere personalizzata dal medico, evitando di applicare lo stesso percorso diagnostico a tutte le persone con stitichezza cronica.
Come si tratta la stipsi
Il trattamento della stipsi dipende dal tipo di disturbo, dalla sua durata, dalle cause eventualmente individuate e dalla risposta alle prime strategie terapeutiche.
Non esiste quindi un’unica cura per la stitichezza cronica adatta a tutte le persone.
Alimentazione e fibre
Un’alimentazione equilibrata che comprenda adeguate fonti di fibre può favorire la regolarità intestinale in molte persone.
L’apporto deve però essere adattato alla tolleranza individuale e al tipo di disturbo. Aumentare indiscriminatamente le fibre non rappresenta necessariamente la soluzione quando prevale una difficoltà evacuativa. In alcune persone un incremento eccessivo può inoltre accentuare gonfiore e discomfort.
Idratazione
Mantenere un’idratazione adeguata alle proprie necessità è importante per il normale funzionamento dell’organismo ed è particolarmente rilevante quando viene aumentato l’apporto di fibre.
Non esiste però una quantità di acqua valida indistintamente per tutte le persone. Bere molto più del proprio fabbisogno non costituisce, da solo, un trattamento universale della stipsi.
Movimento e abitudini evacuative
L’attività fisica regolare può contribuire al benessere generale e alla normale funzione intestinale.
È inoltre utile evitare di rimandare abitualmente lo stimolo evacuativo. Può essere opportuno dedicare alla defecazione un momento tranquillo, senza fretta ma anche senza prolungare inutilmente la permanenza sul WC e senza esercitare sforzi eccessivi.
Lassativi e altri trattamenti farmacologici
Esistono diverse categorie di lassativi, che agiscono attraverso meccanismi differenti.
Alcuni aumentano la quantità d’acqua presente nelle feci, altri modificano la massa fecale e altri ancora stimolano la motilità intestinale.
Esistono farmaci utilizzabili anche nella gestione della stipsi cronica e altri maggiormente indicati come trattamento temporaneo o di supporto. La scelta dipende dalla situazione clinica e dal tipo di principio attivo.
E se fibre, lassativi e cambiamenti dello stile di vita non funzionano?
Quando una stipsi persiste nonostante interventi adeguati, il passaggio successivo non consiste necessariamente nell’aumentare ancora lassativi o fibre.
Può diventare necessario rivalutare la diagnosi e comprendere quale meccanismo non sia stato ancora identificato.
In presenza di una possibile difficoltà evacuativa possono essere indicati test funzionali ano-rettali. Se invece si sospetta un rallentamento significativo del colon, può essere necessario studiarne il transito. Soltanto nei casi selezionati di stipsi severa e refrattaria possono essere considerate procedure più invasive.
L’eventuale indicazione chirurgica richiede un percorso diagnostico approfondito: prima di prendere in considerazione un intervento per una stipsi da rallentato transito devono essere documentate le caratteristiche del transito intestinale ed esclusi o adeguatamente trattati eventuali disturbi della defecazione.
Cosa non fare quando si soffre di stitichezza
Un disturbo frequente come la stipsi porta facilmente a sperimentare molti rimedi in autonomia. È però utile evitare alcuni errori.
Non è necessario inseguire a tutti i costi un’evacuazione quotidiana se la propria regolarità è differente e non sono presenti sintomi di difficoltà evacuativa.
Allo stesso modo, non è opportuno aumentare indiscriminatamente fibre, acqua o lassativi quando il problema continua a ripresentarsi.
Non andrebbero inoltre ignorati a lungo:
- sensazione persistente di blocco;
- necessità di spingere molto;
- incompleto svuotamento;
- necessità di manovre manuali;
- cambiamento significativo rispetto alle proprie abitudini.
Infine, sanguinamento o altri sintomi nuovi non dovrebbero essere attribuiti automaticamente alla stitichezza o alle emorroidi senza una valutazione appropriata.
Quando rivolgersi al proctologo per la stipsi
Il proctologo può avere un ruolo particolarmente importante quando la stipsi si associa a difficoltà nella fase finale dell’evacuazione o ad altri disturbi della regione ano-rettale.
La visita permette di raccogliere informazioni sulle caratteristiche del disturbo, valutare la regione ano-rettale e stabilire se siano necessari approfondimenti funzionali o altri accertamenti.
La Dott.ssa Anna Armocida, chirurgo e proctologa con oltre vent’anni di esperienza, si occupa della valutazione delle patologie ano-rettali e dei disturbi della funzione evacuativa, individuando il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato in relazione alla situazione clinica.
Domande frequenti sulla stipsi
Quando la stitichezza diventa cronica?
La stipsi cronica non viene definita semplicemente contando da quanti giorni non si evacua. Vengono considerate la persistenza nel tempo e la presenza di sintomi come feci dure, sforzo, evacuazioni poco frequenti, sensazione di blocco, incompleto svuotamento o necessità di manovre manuali.
Quante volte alla settimana è normale evacuare?
La frequenza può variare considerevolmente da persona a persona. Non è necessario evacuare ogni giorno per avere una funzione intestinale normale. Diventano più significative la presenza di difficoltà evacuativa, feci molto dure, sforzo o sensazione di non riuscire a svuotarsi completamente.
Perché sento lo stimolo ma non riesco a evacuare?
Quando lo stimolo è presente ma l’espulsione risulta difficile, può esserci un problema della fase evacuativa. Tra le possibili condizioni rientrano disturbi della coordinazione del pavimento pelvico e alcune alterazioni anatomiche, come rettocele o prolasso. I sintomi da soli non consentono però di stabilirne la causa.
La stipsi può dipendere dal pavimento pelvico?
Sì. Alcuni disturbi della defecazione sono associati a un’alterata coordinazione dei muscoli coinvolti nell’evacuazione. Quando esiste questo sospetto, la diagnosi può richiedere esami funzionali come manometria anorettale e test di espulsione del palloncino, eventualmente associati ad altri approfondimenti.
Le fibre aiutano sempre contro la stitichezza?
No. Le fibre possono essere utili in molte persone, ma non correggono necessariamente un disturbo della fase evacuativa. La quantità dovrebbe essere adattata progressivamente alla situazione individuale, perché un aumento eccessivo può accentuare gonfiore e fastidio in alcune persone.




